Il parlamento e le vere urgenze

Lettera a l’Avvenire del 3 settembre 2013

Caro direttore,
sono un volontario di un centro di aiuto alla vita e svolgo la mia attività da oltre un decennio a circa 180 km da casa mia, prevalentemente nella striscia di terra tra Napoli  e Caserta, diventata tristemente famosa come la “Terra dei fuochi” tossici. E più che al giornale voglio scrivere ai nostri parlamentari, i quali non solo non pensano a trovare soluzioni ai  “veri problemi della gente vera del nostro Paese”, come di  recente lei ha scritto su Avvenire, ma  si stanno impegnando con un’urgenza degna di miglior causa a varare la legge sull’omofobia, che non ha nessun altro scopo se non quello neomalthusiano di imporre con la forza delle leggi lo sdoganamento dell’omosessualità e l’accettazione dell’ideologia del gender al fine di poter controllare e limitare la crescita demografica.
Ecco io ora vorrei porre davanti ai loro occhi e alla loro attenzione delle urgenze,  queste sì reali. Mi riferisco non solo ai tanti ammalati di cancro dall’inquinamento da rifiuti industriali e ai roghi tossici della “Terra dei fuochi”, che continuano, e rendono in alcuni giorni l’aria davvero irrespirabile e forse nessuno come il sottoscritto che vive nel Parco Nazionale del Cilento se ne può accorgere, ma anche all’estrema indigenza di vasti strati della popolazione con tantissime famiglie ridotte sul lastrico dalla crisi economica (creata ad arte con i mutui subprime dagli iper capitalisti neomalthusiani…) e che si dividono, perché non possono pagare l’affitto di casa ed i coniugi tornano ciascuno dai rispettivi genitori, pure in difficoltà, separando pure i figli. E non solo le famiglie sono alla fame, ma anche la chiesa locale, che svolge un importantissimo ruolo di ammortizzatore sociale è allo stremo, come  ha fatto sapere qualche settimana fa il card. Sepe, arcivescpovo di Napoli.  Si chiedano fino a che punto possono approfittare della pazienza della gente! E’ vero che la pazienza è l’oro di Napoli, come disse uno scrittore, però anch’essa ha un limite. Farebbero molto meglio a pensare a chi sta morendo di tumore e alle famiglie che fanno la fame, piuttosto che a varare leggi esiziali, miranti a dissanguare la già troppo vecchia cara nostra Italia.
Aggiungo che anche tanti Centri di  aiuto alla vita sono allo stremo e non si sa proprio come fare ad aiutare le tante mamme già tentate di abortire per difficoltà economiche e che hanno portato avanti la gravidanza grazie anche alla speranza di poter usufruire dell’aiuto di 160 euro al mese per 18 mesi garantito dal Progetto Gemma. Per questo lancio un appello ai lettori di Avvenire, affinché sottoscrivano un Progetto Gemma, chiamando la Fondazione Vita Nova di Milano, tel.  02 48702890   – 02 56805515   o scrivendo a gemma@fondazionevitanova.it       http://www.fondazionevitanova.it/

 

 

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